La guerra di Bengasi

(27 febbraio 2011). E’ una corsa, una corsa continua verso il fronte. Corrono dove c’è bisogno di aiuto, di rinforzi. Le strade del deserto diventano il corridoio della rivolta. Il nuovo fronte è a Brega, confine fra la Tripolitania di Gheddafi e la Cirenaica liberata, più di duecento chilometri da Bengasi. Ma la linea di difesa degli insorti comincia ad Agedabia, avamposto avanzato della rivolta, dov’è piazzata la base militare dei ribelli e si concentra tutto l’armamentario possibile, strappato alle truppe fedeli al regime o recuperato chissà dove, insieme a istruttori arrivati magari da lontano. Ci sono vecchi pezzi d’artiglieria, ma anche nuovissimi Rpg, antiquati carri armati ma anche cannoncini di ultima generazione. E’ l’esercito multiforme e comunque efficace della nuova Libia, dicono gli insorti con orgoglio e in un clima festante, di ubriacatura generale nonostante le bombe che non smettono di arrivare e i nemici che continuano ad avanzare. Arriviamo a Brega mentre l’ultima battaglia (per ora) è appena terminata. Il comandante non ha tempo per raccontare. Sa bene che non è finita e che deve organizzarsi per il prossimo attacco. Sono i cosidetti guerrieri della nuova Libia a spiegare che i soldati di “quel pollo di Gheddafi” come lo chiamano fino a due ore prima erano arrivati fin qui, ma li hanno respinti. Una vittoria importante, dicono, perché se passano da qui possono arrivare fino a Bengasi, non c’è niente in mezzo, solo deserto. Ma proprio a ridosso di questo crocevia così strategicamente importante ci sono forse le ragioni vere di tanto accanimento. Sulla destra c’è l’ingresso, chiuso, della Sirt Oil Company. Entriamo nonostante i divieti costeggiando una fila interminabile di grossi depositi di greggio. E’ praticamente quasi tutto fermo, la produzione bloccata. E’ un nodo decisivo. Questo è l’unico terminal petrolifero ancora in mano ai ribelli, ne va della loro sopravvivenza. E’ ormai il centro della guerra. Ecco perché si combatte e si muore da queste parti, così lontano dal mare e dalle capitali.

ODISSEA ALL’ALBA

Il 17 marzo 2011 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adotta la risoluzione 1973 su proposta di Stati Uniti, Francia, Libano e Regno Unito. Dieci membri del Consiglio di sicurezza votano a favore (Bosnia-Erzegovina, Colombia, Gabon, Libano, Nigeria, Portogallo, Sudafrica e dei membri permanenti Francia, Regno Unito e Stati Uniti), mentre cinque Paesi (Brasile, Germania, India e dei membri permanenti Cina e Russia) si astengono dal voto; nessun membro ha espresso parere contrario e Russia e Cina, pur potendo porre il veto, non hanno esercitato questa misura. La risoluzione chiede “un immediato cessate il fuoco” e autorizza la comunità internazionale ad istituire una no-fly zone in Libia e a utilizzare tutti i mezzi necessari per proteggere i civili ed imporre un cessate il fuoco.

Due giorni dopo scatta l’intervento militare. E’ chiamato Operazione Odyssey Dawn, odissea all’alba.  I caccia francesi dell’ Armée de l’air, ancor prima del via ufficiale alle operazioni, già sono sui cieli della Libia. La Bbc riporta che alle ore 16:45 le forze militari francesi avevano sparato contro un carro armato libico, intorno a Bengasi, dando così inizio all’intervento. Subito dopo si scatenano americani e inglesi che in pochi minuti lanciano dal mare qualcosa come 110 missili Tomahawk, raggiungendo venti obiettivi strategici. Le notizie su quello che sta avvenendo nella capitale e nelle altre città ricadute sotto il controllo del raìs sono molto difficili da verificare: la tv di Stato di Tripoli parla di vittime civili, di un cordone umano composto da migliaia di persone schierate a difesa del bunker dove si nasconde Gheddafi, a Tripoli. Testimoni riferiscono che un ospedale sarebbe stato colpito a Tajoura, un sobborgo della capitale.

La missione, si apprende dal Pentagono, include venticinque navi della coalizione (alla quale aderiscono Usa, Gran Bretagna, Francia, Italia e Canada), tre sottomarini  e cinque aerei da ricognizione. Il presidente Obama conferma di aver autorizzato “una limitata azione militare in Libia,  un risultato – ha detto – che gli Stati Uniti o qualcuno dei nostri alleati avrebbe voluto evitare ma  gli attacchi di Gheddafi contro il suo popolo sono continuati e quindi non potevamo non intervenire”.  Per il primo ministro inglese David Cameron le operazione in Libia sono “necessarie, legali e giuste”. L’Italia, da parte, concederà le basi.

LA COLLERA

(…) Vale la pena di ricordare perché e quando è stato chiuso il consolato italiano, perché la sua storia coincide direttamente con la rivolta. Fu chiuso nel 2006 dopo l’assalto della gente di Bengasi per protestare contro la provocazione dell’allora ministro Calderoli che mostrò in televisione una maglietta con le vignette su Maometto. Le forze speciali di Tripoli spararono sulla folla causando quattordici vittime. Era il 17 febbraio e la giornata della collera, cinque anni dopo, voleva commemorare proprio quella strage. Adesso con Bengasi è pace fatta. Il comitato dei parenti delle vittime ha inscenato, proprio davanti al consolato, una manifestazione a favore del nostro Paese. Ho conosciuto l’avvocato Ali Awad, giovane e deciso, che ha le idee chiare: “Non ce l’abbiamo con voi, gli italiani sono amici. Quei giovani sono stati uccisi dal regime, il loro sangue ricade sulle tante colpe del regime. Era giusto riconciliarci e l’apertura verso il consiglio provvisorio per noi è stata molto importante, un grande segno”.

 

Annunci
  1. #1 di diecidecimi il febbraio 26, 2012 - 4:46 pm

    Okkey , me modero :
    Ma questi bombardieri meteorici (niente a che vedere con i fenomeni atmosferici) perché non vanno , ora, in Siria ? La Russia non lo vuole? Eh! C’ est l’ argent qui fait la guerre, donc! N’ est pas?
    Gheddafi aveva più orgoglio di codesti borgomastri europei e flatulenti e bellicosi “intelligenti” pistoleri USA che al suo posto sarrebbero scappati alle Caymans di turno.

    A Pì,mejio de ccosì nun me modero propio,ciao.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: