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Chiudere la bocca di Gheddafi

Adesso viene fuori una “verità” che ben conoscevano, o intuivano, tutti quelli che hanno frequentato la Libia durante la rivolta. Cioè Gheddafi ucciso da un agente francese, non certo dagli “shabab”. C’è sempre stata in effetti confusione nella ricerca del killer del dittatore, come c’è stata sorpresa per quell’esecuzione così repentina contro le disposizioni del nuovo organismo politico che chiedeva invece la cattura del raìs per poterlo processare davanti al popolo e chiudere così quarant’anni di regime. Ora i protagonisti della svolta cominciano a raccontare l’intenzione francese di liquidare immediatamente il passato per coprire magari i milioni di dollari ricevuti da Sarkozy per la campagna elettorale. Tutto ampiamente previsto. La novità forse è solo una: che a vendere Gheddafi è stato Assad in cambio dell’appoggio durante la repressione siriana. Da Damasco arrivò agli agenti francesi il numero del satellitare con cui il raìs si teneva in contatto con i fedelissimi durante la fuga nel deserto proprio in direzione della Siria: fu facile localizzarlo e farlo fuori. Ecco perchè gli aerei mandati da Parigi hanno bombardato Tripoli prima della risoluzione dell’Onu, ecco perchè a Bengasi sventolava la bandiera francese. Quando dico che i risvolti della cosidetta “primavera araba” sono ancora tutti da decifrare capite perchè. E quanto sia sporca la politica.

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Si torna a votare, dopo 48 anni

Una Libia divisa, anche nello svolgimento del voto, si sta recando alle urne oggi per eleggere l’Assemblea costituente, le prime elezioni democratiche dopo oltre quattro decenni. Se a Tripoli fin dalle prime ore del mattino si sono registrate lunghe code, nei principali quartieri a Sud di Bengasi diversi seggi sono rimasti chiusi a causa di disordini provocati dai militanti indipendentisti della regione. Dimostranti hanno anche appiccato il fuoco alle schede elettorali. Di affluenza “alta” ha parlato in una conferenza stampa a Tripoli, senza fare cifre, il presidente dell’Alta commissione elettorale, Nouri al-Abbar. Ma sui problemi di sicurezza in Cirenaica il governo, nell’appuntamento con la stampa della capitale, è finito subito sotto accusa, con diversi giornalisti che hanno parlato di “fallimento del piano di sicurezza”, troppo concentrato su Tripoli e il nord a spese della Cirenaica. segue

2 commenti

Fuochi nel Mediterraneo

Tutti a guardare alla Libia come se fosse un film, in attesa della parola fine. Titoli “trionfanti” sulla conquista di Tripoli, sulla fuga di Gheddafi, sul tradimento di Jallud. Le notizie arrivano sempre da fonti degli insorti, poi addirittura gli Stati Uniti frenano: Gheddafi non solo non va via, ma è pronto a combattere fino all’ultimo. Posso aggiungere che Jallud non contava più niente nel regime da almeno vent’anni e che è la ventesima volta che Bengasi ottiene il controllo di Brega. Insomma, tutto come prima mentre le forze Nato continuano i bombardamenti. E’ chiaro che prima o poi Gheddafi mollerà perchè non può governare da un bunker, ma secondo me la svolta non è così vicina com’è annunciata ogni giorno. La verità è che sono passati più di sei mesi e il rais sta ancora lì, altro che rivolta popolare: in Egitto e in Tunisia ci hanno messo tre giorni a rovesciare la dittatura. 

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