Le colonie

1. novembre 1911. La spedizione aerea, meglio conosciuta come “Flottiglia Aeroplani di Tripoli” è composta da 11 piloti, 30 uomini di truppa con un sergente e 9 aeroplani. Tra questi: Giulio Gavotti, 29 anni, di Genova (brevetto di pilota il 3 dicembre 1910); Carlo Piazza, 40 anni, di Busto Arsizio (brevetto di pilota il 30 giugno 1911), Riccardo Moizo, 34 anni di Cuneo e Giuseppe Rossi, 30 anni di Piacenza (brevetto di Pilota in autunno del 1910) [Aerostoria]. I 4 aviatori sono soliti fare voli di ricognizione nei cieli libici per avvistare gli spostamenti nemici. Quando eravamo noi a bombardare la Libia.

 

IL TRATTATO DI AMICIZIA

Il trattato italo-libico di “amicizia, partenariato e cooperazione” è stato firmato a Bengasi da Berlusconi e Gheddafi, frutto di un travaglio durato anni, fra richieste e dichiarazioni bellicose della Libia. Il testo – ratificato in via definitiva da Roma nel febbraio 2009 – intende chiudere definitivamente il “capitolo del passato” coloniale. La normalizzazione passò per un comunicato congiunto del 1998, poi per gli annunci di un “grande accordo” da parte del ministro degli esteri D’Alema, poi per l’annuncio libico nel 2007 che l’Italia avrebbe finanziato una autostrada in Libia; infine nel 1998 l’intesa di Bengasi. Anche sul capitolo immigrazione erano stati firmati dei pre-accordi che però de facto hanno trovato veramente attuazione solo dopo Bengasi. Nel maggio 2009, l’Italia ha consegnato alla Libia tre motovedette per il pattugliamento. Fra le questioni più rilevanti, c’è poi senza dubbio l’accesso dell’Italia alle risorse della Libia. Lo stesso Berlusconi così riassunse il succo del trattato: “scuse e risarcimenti contro meno clandestini e più gas e petrolio”. In questo modo, il 30 agosto è diventato la “Giornata dell’amicizia italo-libica”. In Libia è stata così depennata la “Giornata della vendetta” del 7 ottobre, quella che ricordava il 1970, quando il leader libico ordinò l’espulsione di ventimila italiani dalla ex colonia.

Naturalmente, dopo l’accensione della rivolta nata proprio in quella Bengasi che ha visto la firma del trattato, tutto è saltato. Specialmente dopo la partecipazione attiva dell’Italia all’operazione militare. Un’amicizia che partiva da lontano, ma che è durata poco. Cioè sono durati poco sia l’amicizia che gli accordi. Siamo talmente ancora in piena cronaca che la prossima pagina di storia non è neppure ipotizzabile.

  1. #1 di Silvi il marzo 23, 2011 - 1:27 pm

    è impressionante la data 1.11.11

  1. Le bombe e il beduino « InQuestoMondoDiSquali

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