La nuova Libia in pieno caos

Gheddafi negli ultimi giorni di vita lo aveva detto: “Senza di me sarà il caos”. In effetti, la nuova Libia è sull’orlo del baratro, divisa tra una difficile ricerca di democrazia e la totale anarchia. Dalla caduta del raìs c’è stato un assassinio politico ogni dodici giorni.E’ vero che Gheddafi, concentrando per quarant’anni tutto il potere su di se, ha lasciato un Paese senza istituzioni, senza una parvenza di società civile, senza un sistema economico strutturato, quindi c’è l’oggettiva difficoltà nell’inventare dal niente uno Stato. Il primo ministro Alì Zeidan non è stato capace finora di garantire un processo di pacificazione, con l’applicazione di uno Stato di diritto e il ripristino di minime condizioni di sicurezza. Il governo non controlla molte zone del Paese, soprattutto in Cirenaica. Così nati i tuwwar, bande armate dei ribelli che hanno occupato il territorio libico costituendosi in piccoli gruppi di potere. La popolazione è sempre più esasperata dalla presenza intimidatoria di queste bande armate a suo tempo protagoniste della rivoluzione e un “vento egiziano” potrebbe presto scuotere anche Tripoli. La contro-primavera in definitiva non solo ha portato caos e instabilità ma sta facendo precipitare la produzione del petrolio, unica risorsa del Paese, crollata del 70 per cento in un mese per disordini e scioperi in Cirenaica che hanno provocato la chiusura dei terminal a Ras Lanouf e in altri centri importanti. Oggi la Libia esporta soltanto 330 mila barili al giorno contro una media di quasi un milione e mezzo del passato. A Bengasi, dove è partita la rivolta, si vive un’altra Libia, agitata da sommosse, vendette e scontri sull’islamismo, frutto anche dello storico separatismo dalla Tripolitania. I parlamentari vivono sotto il ricatto delle milizie e sono addirittura sequestrati durante incontri politici. La fragilissima Alleanza nazionale di Mahmoud Jibril e gli islamisti della Fratellanza Musulmana devono oltretutto fare i conto con possibili complotti dei lealisti del vecchio regime. La Nato e l’Europa, dopo aver spinto per deporre il vecchio regime, oggi non esistono più mentre s’insinua il pericolo neanche troppo nascosto della presenza inquietante di al Qaeda, grazie anche alle frontiere colabrodo. Una volta c’era Gheddafi, bisogna dirlo, ad arginare in qualche maniera la deriva fondamentalista. Adesso che non c’è più, che hanno vinto quelli della Cirenaica non ci sono più freni. Il paradosso è che è stato proprio l’Occidente ad aiutarli appoggiando l’emiro del Qatar che ha un progetto chiaro: diventare leader del Grande Islam.

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  1. La Libia com'era | La Torre di Babele

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