Archivio per marzo 2012

Cronaca di una misteriosa visita notturna: ecco il progetto di Jabreel per la nuova Libia

Per una settimana è stata letteralmente inviolabile, l’area più blindata di Roma. Colpa di Gheddafi che nell’ultima visita italiana (l’ultima in assoluto della sua vita) aveva scelto come base la villa dell’ambasciatore libico. Ricordo i salti mortali per strappare qualche immagine, magari della famosa tenda piazzata nel giardino. Roba passata, sembra un secolo. Si va avanti e magari, dopo essere stato respinto in tutte le maniere, capita qualche tempo dopo di essere ricevuto passando per la porta principale. A me è successo ieri sera, quasi notte. Mi ha fatto un certo effetto, lo ammetto, vedere quel cancello spalancarsi ed essere invitato nell’immenso salone superdivanato a bere the verde. L’appuntamento a sorpresa era stato organizzato dal padrone di casa, l’ambasciatore Hafed Gaddur, che avevo conosciuto a Lecce. Ex gheddafiano di ferro, protagonista di tutti gli accordi con l’Italia (e non solo), è passato come tanti dalla parte degli insorti (“motivi personali” ha spiegato) e ha voluto farmi incontrare “il dottor Ahmed Jabreel” che non è solo il portavoce del consiglio nazionale transitorio, ma è la vera anima della rivolta, insomma l’anti Gheddafi. L’uomo destinato a essere il leader della nuova Libia. Nessuno, salvo noi, sapeva di questa visita romana improvvisa: è venuto a “ricucire le fila” da quel che ho capito con molti libici che vivono in Europa. Un vero e proprio vertice, velocissimo, perchè stamattina è già ripartito. Controllato a vista da due giganteschi “shabab” mi ha dato l’impressione di un politico di alto livello, sorridente, misurato, serio proprio il contrario del raìs. Le domande sono state tante e le risposte tutte puntuali. La più importante però è stata sul rischio di un’islamizzazione selvaggia (e pericolosa). “No, non c’è questo rischio perchè i fondamentalisti in Libia sono una minoranza. Forse stanno tutti a Bengasi, ma i conti si fanno in tutto il Paese che non ha certo voglia di estremizzare, non siamo l’Egitto. Del resto, la riprova sarà immediata, alle elezioni. Per ora pensiamo alla Costituzione, rifacendoci all’esperienza francese, e stiamo organizzando i partiti perchè bisogna ricominciare tutto da capo dopo una monarchia e un lungo regime. Certo se dovessero vincere i fondamentalisti sarebbe un bel guaio. Ma noi ci batteremo perchè ciò non avvenga”. Gli chiedo ancora: lei sarà il leader da battere? Mi sorprende con la risposta: “Non mi presenterò. Ma appoggerò un partito democratico. Solo dopo una vittoria, che mi auguro, potremmo prendere ufficialmente le redini della nuova Libia”. Insomma sì, proprio un politico fine. Che si batte ma, per ora, senza esporsi. C’è da tifare per lui.

(Gli ho regalato il mio libro “Shabab”. Gli è piaciuta la copertina. Chissà cosa penserà…dopo la traduzione).

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L’odore della guerra

Il 17 febbraio di un anno fa nascevano le prime rivolte in Libia che otto mesi dopo avrebbero portato alla fine dell’era Gheddafi. Fabio Bucciarelli e Stefano Citati hanno raccontato la rivoluzione in un libro, che si intitola “L’odore della guerra”. Scrive Bucciarelli, il fotografo che è riuscito a immortalare per primo il cadavere del Colonnello in una casa dei ribelli: «E’ importante capire e analizzare la situazione prima di cominciare a fotografare. La prima cosa è non interferire con ciò che sta accadendo, aspettare il momento giusto, cercare l’inquadratura che riesca a riunire tutti gli elementi in un frame e scattare». Con i sensi all’erta, con il cuore che vive un’altalena di emozioni tra la quiete e i picchi di adrenalina: così, raccontano i due, ci sente a stare in prima linea, attorniati da guerriglieri ed esposti al fuoco. Incerti ma forti, in balìa della Storia. Le altre foto

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