Cosa succede nella nuova Libia

Ecco: bastoni di legno, corde, cavi e tubi di gomma. L’armamentario della tortura è lì, sul pavimento di un centro di detenzione della “nuova Libia”. I centri di detenzione di Tripoli e al-Zawiya sono pieni zeppi di persone prese per strada, in ospedale, in casa senza un ordine di cattura e senza possibilità di ricorrere contro questa situazione: soldati e miliziani pro-Gheddafi, veri e presunti chi lo sa, cittadini dell’Africa subsahariana che in quanto tali potrebbero essere mercenari, libici neri della zona di Tawargha che, siccome da lì Gheddafi aveva lanciato gli attacchi contro Misurata, potrebbero essere lealisti. Dei circa 2500 prigionieri di Tripoli e al-Zawiya, Amnesty International ne ha incontrati 300 in 11 distinti centri di detenzione: in un nuovo documento che viene diffuso oggi, racconta, tra le molte, la storia di un ragazzo di 17 anni del Ciad, accusato di essere uno stupratore e un mercenario: catturato nella sua abitazione, ad agosto, è stato portato in una scuola dove è stato preso a pugni e percosso con bastoni, cinture, calci dei fucili e cavi di gomma. “Alla fine ho detto quello che volevano sentire; che avevo stuprato le donne e ucciso i libici”. (segue)

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