Archivio per aprile 2011

Anche l’Italia bombarderà

L’Italia non parteciperà ai bombardamenti in Libia. E’ questa la determinazione del Consiglio dei Ministri e di Silvio Berlusconi. Il premier ha  aggiunto che è arrivato anche il momento di rivedere la partecipazione italiana in alcune missioni all’estero particolarmente impegnative dal punto di vista economico. Ieri il ministro degli Esteri Franco Frattini aveva annunciato che avrebbe posto la questione. Dopo la riunione dei governo, si è riunita l’unità di crisi sulla Libia. “Facciamo già molto, la Libia è stata colonia italiana e non possiamo bombardare”, avrebbe affermato il presidente del Consiglio. Posizione precisata poi dal ministro della Difesa Ignazio La Russa. “Proseguiamo come abbiamo fatto finora, l’intero governo è stato concorde nel ritenere che l’attuale linea dell’Italia sia quella giusta e non pensiamo di modificare il nostro apporto alle operazioni militari in Libia”

La sera del 15 aprile 2011 le agenzie battono questa notizia. Chiara, chiarissima, esauriente della nostra posizione. Passano dieci giorni, mica un secolo, e cambia tutto. Berlusconi ha deciso: gli aerei  italiani bombarderanno la Libia. Il ministro La Russa si affretta a spiegare quali saranno gli aerei e quali saranno le bombe, anzi i missili (“non facciamo confusione” dice, come se quelli di sotto notassero le differenze). Il Quirinale benedice la decisione: “è il naturale proseguimento della nostra partecipazione”. Lo stesso presidente del consiglio lo comunica direttamente a Obama. La Lega insorge: mica per le bombe, perché teme che arriveranno nuovi clandestini, il chiodo fisso dei nuovi “pacifisti”. I più moderati capiscono dove sta il vero problema: Berlusconi ha appena visto Sarkozy. Addio feste nel deserto, cavalli berberi, amazzoni beduine, addio baci e abbracci, addio anche agli affari: quelli vecchi, naturalmente, in attesa dei nuovi. Valla a capire la politica.

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Finito l’assedio?

«Misurata è libera», le forze di Muammar Gheddafi stanno lasciando la città della Libia occidentale, dopo settimane di durissimi scontri. Lo ha annunciato un portavoce dei ribelli libici. Già nella mattinata erano arrivato l’annuncio che le forze di Muammar Gheddafi si stavano ritirando da Misurata, l’unica città della Tripolitania in mano ai ribelli. Alcuni militari del regime feriti e catturati dai rivoltosi nei presso di un ponte durante il ripiegamento, avevano spiegato che l’ordine del ritiro era arrivato già da venerdì. Una dichiarazione che confermava quanto anticipato dal viceministro degli Esteri libico, Khaled Kaim, sulla volontà del regime di affidare le decisioni sul controllo della terza città libica alle tribù locali.L’annuncio di Kaim è arrivato dopo le notizie sui consistenti successi dell’opposizione nella città e i nuovi bombardamenti aerei della Nato sulla capitale. Il vice ministro ha sottolineato in tv che i raid dell’alleanza atlantica hanno impedito ai combattenti fedeli al colonnello Gheddafi di riprendere Misurata e che i leader tribali hanno dato un «ultimatum» all’esercito. Kaim ha spiegato che le tribù locali avevano fissato a Tripoli una scadenza per la riconquista di Misurata, superata la quale avrebbero gestito direttamente la questione. «Se non riescono a risolvere il problema a Misurata allora la popolazione della regione will move in», ha spiegato. «La situazione a Misurata sarà affrontata dalle tribù e dalla popolazione e non dall’esercito libico», ha confermato. «La tattica dell’esercito è avere una soluzione chirurgica, ma con gli attacchi aerei non funziona». L’assedio e i combattimenti nella città che si trova 200 chilometri a est di Tripoli hanno già causato centinaia di morti. Nelle strade piene di macerie riecheggiano in distanza esplosioni e raffiche di mitragliatrici.

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Due giornalisti in carcere a Tripoli

E’ stata confermata la notizia che due dei circa 15 giornalisti scomparsi nelle scorse settimane in Libia sono detenuti dal governo di Tripoli. È quanto rende noto il Committee to Protect Journalists, associazione per la protezione dei giornalisti che ha sede a New York, sottolineando che i due sono in buona salute. Anton Hammerl, uno fotografo freelance sudafricano è stato arrestato dalle forze governative all’inizio del mese. Le autorità libiche hanno assicurato al governo sudafricano che il giornalista sta bene e presto potrà parlare con i suoi familiari, secondo quanto riporta il sito Global Post. Ha invece potuto telefonare alla famiglia negli Stati Uniti, Clare Morgana Gillis, freelance per il Christian Science Monitor, The Atlantic e USA Today, catturata lo scorso 5 aprile nei pressi di al Brega. Ai genitori la giornalista ha detto che sta bene ed è detenuta in un carcere femminile di Tripoli.

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