Il piccolo Napoleone

Subito si sono accodati come ancelle i soliti trapassati intellettuali, a cominciare da Levy, quelli convinti che Battisti è un bravo ragazzo e che non c’è niente di meglio e di più che la Francia. Così il piccolo Napoleone, pochi mesi dopo aver baciato i piedi a Gheddafi, ha passato armi e idee ai signori della Cirenaica per infilarsi in un affare che non aveva. Ha battuto tutti sul tempo bombardando le truppe del rais ottenendo l’unico risultato che perseguiva: la riconquista degli stabilimenti petroliferi. Strano e improvviso questo spirito umanitario che al tempo stesso spinge il piccolo Napoleone e i suoi fedeli servitori a rifiutare senza se e senza me i profughi tunisini che entrati in Italia non è che hanno scelto la Francia perchè non c’è niente di meglio, ma solo perchè conoscono il francese, lingua conosciuta durante il periodo brillante delle colonie. Insomma, a lui dei tunisini non frega niente: se li tenessero gli italiani. Dopo aver raso al suolo i cuginetti d’oltralpe nella cucina e nella moda vorrà dire che dobbiamo batterli anche nella generosa ospitalità di chi chiede aiuto.

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